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Urban Trekking – Flumeri: città dell’Olio

Novembre 13 @ 9:00 17:00

ITINERARIO PERCORSO
Incontro partecipanti: ore 9:00 Piazza San Rocco – Flumeri (AV)
- visita guidata del Borgo di Flumeri;
- visita guidata “Az. Agricola Taverna Setteventi”
- visita guidata “Az. Agricola Petrilli”
- Degustazione prodotti tipici locali presso “l’Agriturismo Capacchione”
- Visita Guidata alla Dogana Aragonese.

La passeggiata sarà condotta da guide locali (Pro Loco La Spiga - Flumeri)

NAVETTA (gratuita) per lo spostamento dal frantoio all'Agriturismo messa a disposizione dal Comune di Flumeri(AV) - Pro Loco " La Spiga".
Info:
“Az. Agricola Taverna Setteventi” ospitato in una struttura dal particolare valore architettonico; nasce nel 1990 dalla volontà e l’impegno di Giovanni Grasso e della moglie Vincenzina Ianniciello e ove condotta da figlio Grasso Oto, il cui solo motto è stato “Credendo Vides” (per vedere bisogna credere). Dall’ esperienza maturata da tre generazioni, oltre 80 anni, nel campo della produzione e trasformazione olearia, si è riusciti oggi a realizzare l’extravergine monovarietale “Ravece” di eccellenze e pregiata qualità, apprezzata sulle tavole di molti italiani e premiata da numerosi concorsi nazionali: Orciolo d’oro. Ercole olivario. Dal 1998 l’Azienda dispone di un’ampia sala di assaggio guidato alla degustazione del pregiato olio, prodotto con sistemi ad alta tecnologia estrattiva, senza alternarne le caratteristiche organolettiche, in abbinamento a piatti della cucina tipica locale. L’ Azienda disponde di 10 ettari alla piantagione di olive, esclusivamente di qualità monovarietale “Ravece “, nel contesto paesaggistico ed ambientale della verde e ridente Valle Ufita, un incantevole viaggio tra antico e moderno alla riscoperta dei sapori e delle tradizioni popolari piu’ rinomate.

“Az. Agricola Petrilli”, di tipo mista per la presenza di sia di coltivazioni (erbacee e arboree), sia per l’allevamento animale (rappresentato dall’attività apistica). Le colture praticate in azienda sono: cereali da granella (grano tenero e grano duro), foraggere e orticole (pomodoro, peperone, melanzane, patata, zucchino, cipolla, aglio, ceci, fagioli, fave, ecc...). Una parte dell’azienda èdedicata alla coltivazione della vite per uva da vino. Gran parte della superficie aziendale è occupata dagli oliveti, di cui la varietà prevalente è la ravece, tipica dell’aerale di coltivazione.
Si potrà visitare un’area museale dedicata, la quale ospita due antichi strumenti di lavorazione risalenti alla fine dell’ottocento: una vecchia pressa di legno con fiscoli di iuta ed una molazza in pietra ad una sola ruota che veniva azionata da un asino o da un mulo. Di moderno c’è il nuovissimo impianto (Pieralisi DMF 6) con gramole serie oro e controllo in tutte le fasi delle temperature e dei tempi di lavorazione. È un frantoio integrale che non prevede l’aggiunta di acqua per la lavorazione. Oltre ad un olio dall’elevato contenuto di polifenoli e vitamine si ottiene anche un paté di olive ottimo da spalmare sulla bruschetta.

“Agriturismo "Capacchione" nasce dall’idea di Raffaele e Michela di riproporre la cucina contadina, fiore all’occhiello della cultura irpina.
La filosofia di gestione del locale e dell’azienda agricola connessa, si basa sulla caparbietà nella conservazione dell’autenticità dei prodotti e della loro preparazione. Il profumo dell’olio di Ravece e dell’“Olivone”, il colore tannino dell’Aglianico Lasco” misto ad antichi vitigni come la “Lacrimella Siciliana” sono il leitmotiv sul quale ci si perde in una danza di sapori.
Per chi volesse prenotare un Tavolo all’agriturismo per il pranzo può comunicarcelo tramite whatsapp.
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Flumeri si trova sul dorso di una incantevole collina a 638 m. sul livello del mare. Il suo territorio è circondato da due fiumi: l’Ufita e il Fiumarella che, anticamente, venivano chiamati rispettivamente Lavella e Bufata. L’origine del nome del paese è incerta, sebbene le ipotesi siano numerose. Alcuni storici fanno derivare il nome da “frumentum” o “frugibus” per l’abbondanza di cereali e di grano che le sue campagne hanno sempre prodotto. A sostegno di questa tesi è la configurazione dello stemma civico che presenta tre spighe di grano svettanti sopra una fertile collina. Altri lo fanno derivare da “fluminibus”, essendo questa terra circondata da due fiumi. Differente ipotesi è quella degli studiosi che individuano in Flumeri l’antica Cimetra, citata da Tito Livio tra le città del Sannio. Infine, c’è chi sostiene che il nome a questo centro l’abbia dato la nobile famiglia normanna dei Forma da cui poi Formari, Fromari o Frumari.
Di origini sannitica, Flumeri è storicamente terra di mezzo, comunicazione tra il tirreno e l’adriatico, direttrice dell’antico Regio tratturo Pescasseroli-Candela, come testimoniano i resti archeologici ritrovati in localita’ Fioccaglia dove è emersa una antica Domus del II sec a.C. con dipinti in stile pompeiano.
Nel centro antico è possibile visitare la chiesa di Santa Maria Assunta, ricostruita in stile gotico, al cui interno sono custodite alcune tele settecentesche ed una bellissima via crucis in legno. Nei pressi la Cappella dell’Addolorata e la Chiesa di San Rocco, del XVI secolo, oggi completamente ristrutturata, custodisce le reliquie del santo. Davanti alla chiesa per il tutto il mese di agosto viene esposto il famoso Giglio.
In località Doganelle è possibile ammirare il bel Palazzo della Bufata, antica residenza di caccia dei reali di Napoli, voluta da Federico d’Aragona nel 1479. Successivamente divenne dogana delle pecore e luogo di sosta sulla via della transumanza che portava nelle Puglie, per questo il palazzo è denominato anche la dogana aragonese.
Da non perdere mel mese di agosto la tirata del Giglio. Un obelisco alto 25 metri ricoperto di spighe di grano sapientemente lavorate ed intrecciate dalle donne anziane del luogo, viene trasportato per le strade del paese in onore di San Rocco protettore di Flumeri. Una tradizione antichissima, legata alla mietitura e alla raccolta del grano, simbolo del lavoro e della cultura contadina.
Il Comune di Flumeri ricopre il ruolo di Coordinatore Regionale Città dell’Olio, il cui territorio ricopre 208,11 ettari a Uliveti.
Flumeri si caratterizza per una produzione di olio di altissima qualità: olio extravergine d’oliva Dop Irpinia Colline dell’Ufita, olio extravergine di oliva biologico monovarietale Ravece e altri oli di qualità superiore da cultivar ogliarola e leccino, marinese, carpellese.
Nel territorio di Flumeri ricade il bosco Scarcata, Zona di Protezione Speciale (ZPS) dei boschi e le sorgenti della Baronia.

Dogana Aragonese
Commissionata nel 1479 da un esponente della famiglia regnante (Federico d'Aragona, che fu re dal 1496 al 1501).
Da residenza reale di caccia a snodo commerciali di transito animali.
La Dogana Aragonese o Palazzo della Bufeta (o Bufata, dal nome del fiume Ufita, anticamente Vufeta, che scorre non molto lontano) è un complesso edificio di 200 metri di perimetro a forma quadrangolare che sorge su una piccola altura della parte iniziale della Valle Ufita (lato nord-ovest della stessa Valle), la cui costruzione sarebbe stata commissionata nel 1479 da un esponente della famiglia regnante (Federico d’Aragona, che fu re dal 1496 al 1501).
Sulla funzione originaria della costruzione si registrano due tesi storiche: a) secondo la prima, il palazzo sarebbe stato edificato come residenza reale di caccia nella vicina Bufata (un bosco prossimo al fiume), per poi trasformarsi, a causa della crescita della transumanza e contestualmente delle greggi pascolanti (XV – XVI sec.), in dogana di pertinenza della famiglia regnante; b) per la seconda tesi, mentre, considerati gli anni di costruzione coincidenti con un periodo di espansione socio-economica del regno, ricco di scambi commerciali interessanti anche l’asse interno che dal Tirreno portava all’Adriatico, il complesso edilizio fu appositamente costruito per controllare il folto transito delle greggi in transumanza per trarne profitti e, quindi, riempirne le casse del regno.
Tuttavia, la Dogana sotto forma di fortezza fu edificata ex novo in età aragonese, sul modello dell’architettura angioina, come prova la forma delle torri, che fra l’altro farebbero pensare ad un uso anche strategico-militare a difesa della piana dell’Ufita, evidentemente esposta ad attacchi di briganti che pare fossero numerosi nella zona e soprattutto interessati a rapinare le greggi.
La struttura quadrangolare era costituita nel lato Est e nel lato Sud da un pian terreno e da un primo piano variamente organizzati e probabilmente destinati ad ospitare militari e pastori, oltre che funzionare gli statali addetti alla gestione della Dogana. Il lato Nord e quello Ovest era occupato soltanto da enormi stalle, costituite da un ambiente unico, la cui altezza era pari a quella degli altri due muri perimetrali dell’edificio. Questi due grandi ambienti e parte della corte ospitavano le greggi transumanti o che pascolavano nel territorio circostante. L’ingresso principale non era quello attuale, ma si apriva al centro della parete Sud, come dimostrano le tante grosse basi di pietra di Fontanarosa che dovevano sostenere il portale e il lungo ed alto muro esterno di “invito”, che quasi come una piccola “bretella” autostradale di oggi collegava la Dogana con la Strada delle Puglie, che passava a valle a pochi chilometri. Lo stesso stemma araldico con epigrafe, oggi posizionato sul versante Est, doveva trovarsi al di sopra dell’arco d’ingresso e quindi sulla parete Sud.
Dati Tecnici:

Livello Difficoltà: Bassa (Turistico)
Altitudine massima: 625 m (Centro Abitato)
Altitudine minima: 329 m
Km totali: 3 Km (visita del borgo – percorso tra gli ulivi) 
Durata Totale: 6 ore (incluse visite, soste, degustazione) 
Parcheggio Non custodito
Colazione A sacco

Abbigliamento consigliato:
Scarpe/Scarponcino da Trekking Obbligatorio
Zaino, Giacca Antipioggia (tipo kway), Micropile consigliato Acqua 1 litro e 1/2 minimo
Cappellino
Capi di ricambio consigliati.
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Andrea  3402676531

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